Regia Arciconfraternita di Serra San Bruno
La congrega dell’Addolorata in Serra San Bruno PDF Stampa E-mail
Scritto da Don Leonardo Calabretta   
Don Leonardo Calabretta

    

Il culto dell’Addolorata

     Il mistero della partecipazione della Vergine Maria alla passione e morte del Figlio è l’avvenimento evangelico che ha trovato più intensa e vasta risonanza nella religiosità popolare. La volontà di compatire Maria ai piedi della croce viene fatta risalire al Medioevo. Il primo oratorio dedicato a S. Mariae ad crucem è del 1011 e sorse ad Herford (Paderborn, Germania).

      Durante i secoli XIII-XIV si elabora la devozione all’Addolorata come devozione ai Sette Dolori di Maria. Il primo documento certo sul sorgere della festa liturgica sul dolore di Maria proviene da una chiesa locale: il 22 aprile 1423 un decreto del Concilio provinciale di Colonia (la città dove nacque S. Bruno) introduceva in quella regione la festa dell’Addolorata, come riparazione degli sacrileghi oltraggi fatti dagli Ussiti (1) alle immagini del Crocifisso e della Vergine ai piedi della croce.

      Nel 1482 Sisto IV fece inserire la Messa nel Messale Romano con il titolo “Nostra Signora della Pietà”. La festa dell’Addolorata si diffuse in Occidente con varie denominazioni (Il pianto della Beata Vergine, Il martirio del cuore della Beata Vergine Maria, La compassione della Beata Vergine Maria, I Sette dolori di Maria ecc.) e varie date (il venerdì dopo la domenica in albis, il primo sabato dopo l’ottava di Pasqua, il venerdì dopo la domenica di passione).

     Il 9 giugno 1668 fu concesso ai Servi di Maria di poter celebrare la Messa dei Sette dolori di Maria alla terza domenica di settembre. Il 22 aprile 1727 papa Benedetto XIII estendeva a tutta la Chiesa latina la festa del venerdì di passione, concessa nel 1714 all’Ordine dei Servi di Maria. Il 18 settembre 1814 Pio VII estendeva la festa dei Sette dolori a tutta la Chiesa, con i formulari dell’ufficio divino e la Messa già in uso presso i Servi di Maria. Con la riforma del calendario di Pio X, per il desiderio di valorizzare il giorno di domenica, questa festa venne fissata al 15 settembre, data già in uso nel rito ambrosiano. Il nuovo calendario promulgato nel 1969 ha soppresso la commemorazione del tempo di passione e ha ridotto a “memoria” la festa dei Sette dolori di settembre sotto il nuovo titolo di “Beata Vergine Maria Addolorata”.

     Oltre alla festa liturgica, è facilmente comprensibile anche come i fedeli cristiani abbiano voluto dimostrare il loro affetto alla Vergine Addolorata innalzando in suo onore oratori e chiese in tante parti del mondo. Una di queste chiese sorge nella nostra cittadina di Serra San Bruno.

 

Le confraternite

  Le confraternite - generalmente chiamate congreghe nell’Italia meridionale - sono associazioni di fedeli, erette per la santificazione dei membri, per l'incremento del culto e per l'esercizio delle opere di misericordia.

     Non è ben accertata la loro origine. Si sa, comunque, che la loro istituzione è antichissima, tanto che alcuni pretendono farle risalire ai primi secoli del Cristianesimo, altri le assegnano - forse più fondatamente - ai tempi carolingi. La verità è che si sono diffuse con rapidità dopo la metà del secolo XIV.

      Sulle confraternite non si può non riportare una pagina di padre Francesco Russo, nella quale viene tratteggiata magistralmente l’attività di queste associazioni laicali:

«Le Confraternite laicali hanno acquisito delle grandi benemerenze per la loro funzione nei sec. XIV-XVII: hanno provveduto all’intensificazione delle pratiche di culto, alla devozione e all'onore del SS. Sacramento nelle processioni, nell'accompagnamento del Viatico, portato pubblicamente agli ammalati, nella cura e amministrazione della sua cappella, che è stata sempre decorosamente e a volte sfarzosamente decorata; hanno praticato le opere di misericordia, specialmente nella gestione degli ospedali e di altre opere pie; hanno incrementato la devozione ai propri Santi Patroni, celebrandone solennemente la festa e la processione; hanno provveduto all’assistenza ai moribondi, all’accompa-gnamento dei morti alla sepoltura, ai suffragi dei propri ascritti (Monte dei Morti); hanno costituito fondi per aiutare i bambini abbandonati e assicurare la dote alle ragazze povere (Monte di Maritaggio), hanno costruito Chiese e cappelle, decorandole e assicurandone la manutenzione...» (2).
 

      Per quanto concerne l’organizzazione interna, ogni congrega viene retta e amministrata dagli stessi congregati (chiamati “fratelli”), con elezioni che si ripetono periodicamente (ogni due anni). A capo dei confratelli vi è il priore: la sua carica anticamente era onorifica e di solito era affidata ad un nobile.  Collaborano col priore due confratelli (primo e secondo consultore). L’altra carica è quella del cassiere o tesoriere, che ha la responsabilità economica della congrega. Il segretario redige i verbali delle riunioni dei congregati ed è responsabile dell’archivio. Poi, in ordine, vengono l’organista, il direttore di canto, i maestri di cerimonie e l’elemosiniere.

 

La confraternita di Maria SS. dei Sette Dolori (3) in Serra San Bruno

      Fu fondata nel 1694 da Padre Antonio da Olivadi, come testimonia la lapide che si trova all’interno della stessa chiesa.

      Padre Antonio da Olivadi era un cappuccino noto in tutta la Calabria per il suo ascetismo, per la parola infuocata e per la divulgazione del culto della passione di Cristo e della Vergine Addolorata. Invitato dal priore della Certosa, D. Tommaso Bardari (priore della certosa di Serra dal 1681 al 1710), a tenere una serie di conferenze ai novizi del monastero, fu certamente notato dal popolo serrese e invitato a predicare anche ai fedeli di Serra.

     Nel 1721 i confratelli della congrega dei Sette dolori iniziavano la costruzione della chiesa, che Don Onofrio Pisano, primo padre spirituale, dedicò alla Vergine Addolorata. Gli artisti e gli operai che lavorarono alla costruzione della chiesa furono gli stessi confratelli, che - pur vivendo del lavoro giornaliero - molte volte prestarono la loro opera senza ricevere alcuna retribuzione.

     Il 3 settembre 1766 i confratelli dell’Addolorata sottoscrissero una supplica a Ferdinando IV di Borbone per ottenere il riconoscimento giuridico. I Capitoli di fondazione furono approvati da Ferdinando IV il 1° dicembre 1766. Da questo momento la confraternita iniziò la sua vita vera e propria, consistente nel cantare l’Ufficio divino, partecipare alle sacre funzioni e aiutare con mezzi finanziari i bisognosi ed i poveri.

      Nel 1824 i confratelli dell’Addolorata, al fine di ingrandire il culto alla Vergine e incidere più profondamente nell’ambito del paese, chiesero a papa Leone XII che la festa della Madonna Addolorata, che si celebrava in paese nella terza domenica di settembre, fosse elevato a rito doppio di seconda classe con l’ottava. La prima richiesta fu accordata, la seconda (quella dell’ottava) venne negata.

      L’8 agosto 1825 Francesco I, re delle Due Sicilie, firmava un Decreto autorizzante il comune di Serra in provincia di seconda Calabria ulteriore per celebrare una fiera annuale nella terza domenica di settembre, cominciando quattro girono i prima di tale epoca. (n. 218 – Napoli, 8 agosto 1825) .

      Nel 1850 tutto il popolo serrese, il clero, i confratelli e il Decurionato, tramite il vescovo di Gerace, Mons. Luigi M. Perrone, presentarono una supplica alla Sacra Congregazione dei Riti per: ottenere il rito di prima classe con l’ottava privilegiata nella 3a domenica di settembre; elevare a festa di doppio precetto e dichiarare di 1a classe il venerdì di passione; aggiungere Regina Septem Dolorum protectrix nostra nelle Litanie lauretane. Papa Pio IX accolse le richieste e dichiarò l’Addolorata patrona principale di Serra.

     Nel 1853 sorse il Monte dei Morti per liberare i confratelli da ogni preoccupazione per le spese dei funerali.

      Nel 1912 l’ex priore Giuseppe M. Pisani propose una completa revisione dei Capitoli di fondazione e del Regolamento interno per adeguarlo alle mutate situazioni storiche. Durante gli anni della prima grande guerra tutto si fermò: vennero sospese anche le elezioni dei dignitari, per le assenze di molti confratelli chiamati al fronte. Gli anni successivi al primo conflitto mondiale portarono un significativo risveglio civile e religioso, grazie all’esperienza che i reduci avevano maturato nelle regioni dell’Italia settentrionale.

      Con l’avvento al potere del fascismo la Chiesa riprese nuovo vigore sotto il pontificato di papa Pio XI. Le confraternite, prima controllate dal Ministero dell’Interno, passarono sotto quello della Giustizia e degli Affari di Culto.

      La confraternita dei Sette Dolori chiese di essere riconfermata ed accettò il nuovo statuto emanato l’8 dicembre 1931 da Mons. Giovanni Fiorentini, vescovo di Squillace. Questo statuto ha regolato la vita della confraternita fino al 25 gennaio 1983, data in cui Mons. Antonio Cantisani, arcivescovo di Catanzaro e vescovo di Squillace, ha approvato alcune nuove regole dal titolo Per una partecipazione più convinta alla vita delle confraternite.

      La legge quadro del 1987 dispose un rinvio alle norme contenute nel decreto del 1983 per ciò che riguardava l’elezione e il rinnovo del seggio priorale di ogni sodalizio, inserendo una clausola di salvaguardia delle tradizioni di ciascuna confraternita. Le legge chiude con  un articolo nel quale si riconosce alle confraternite esistenti la caratteristica di associazioni pubbliche, se sorte a seguito di un formale decreto di erezione emanato dalla competente autorità ecclesiastica.

      L’ultimo Statuto della Regia Arciconfraternita è a firma di Mons. Antonio Cantisani, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, e porta la data del 5 maggio 1994.