Regia Arciconfraternita di Serra San Bruno
I Dipinti PDF Stampa E-mail
Scritto da Nicole Amato   
Indice
I Dipinti
I Sette Santi Fondatori
Il Trapasso di Sant'Anna
L'apparizione della Vergine a San Bruno
Le Tavole della Legge - L'adorazione dei Magi
Agar ed Ismaele - Il sacrificio di Isacco
Le Vele
I dottori della Chiesa
La regina Ester ed il re Assuero
Caduta - Deposizione - Ecce homo
I quadri della Settina

Il divin colore

 

 

Nicole Amato

     La memoria della Vergine Addolorata ci chiama a rivivere il momento decisivo della storia della salvezza e a venerare la Madre associata alla passione del figlio e vicina a lui innalzato sulla croce. La sua maternità assume sul calvario dimensioni universali. Questa memoria di origine devozionale fu introdotta nel calendario romano dal papa Pio VII (1814). (Mess. Rom.)
     È sotto l’egida della devozione mariana che gli artisti presenti a Serra San Bruno crearono magnifiche opere d’arte ora collocate nelle Chiese del paese, ma in maniera particolare nella Chiesa di Maria dei Sette dolori. 
    La devozione alla Madonna Addolorata, che trae origine dai passi del Vangelo, dove si parla della presenza di Maria Vergine sul Calvario, prese particolare consistenza a partire dalla fine dell’XI secolo e fu anticipatrice della celebrazione liturgica, istituita più tardi.  Il “Liber de passione Christi et dolore et planctu Matris eius” di ignoto (erroneamente attribuito a s. Bernardo), costituisce l’inizio di una letteratura, che porta alla composizione in varie lingue del “Pianto della Vergine”. Testimonianza di questa devozione è il popolarissimo ‘Stabat Mater’ in latino, attribuito a Jacopone da Todi, il quale compose in lingua volgare anche le famose ‘Laudi’; da questa devozione ebbe origine la festa dei “Sette Dolori di Maria SS.” Nel secolo XV si ebbero le prime celebrazioni liturgiche sulla “compassione di Maria” ai piedi della Croce, collocate nel tempo di Passione.
     A metà del secolo XIII, nel 1233, sorse a Firenze l’Ordine dei frati “Servi di Maria”, fondato dai Ss. Sette Fondatori e ispirato dalla Vergine.
L’Ordine che già nel nome si qualificava per la devozione alla Madre di Dio, si distinse nei secoli per l’intensa venerazione e la diffusione del culto dell’Addolorata; il 9 giugno del 1668, la S. Congregazione dei Riti permetteva all’Ordine di celebrare la Messa votiva dei sette Dolori della Beata Vergine, facendo menzione nel decreto che i Frati dei Servi, portavano l’abito nero in memoria della vedovanza di Maria e dei dolori che essa sostenne nella passione del Figlio. 
     Successivamente, papa Innocenzo XII, il 9 agosto 1692 autorizzò la celebrazione dei Sette Dolori della Beata Vergine la terza domenica di settembre. Ma la celebrazione ebbe ancora delle tappe, man mano che il culto si diffondeva; il 18 agosto 1714 la Sacra Congregazione approvò una celebrazione dei Sette Dolori di Maria, il venerdì precedente la Domenica delle Palme e papa Pio VII, il 18 settembre 1814 estese la festa liturgica della terza domenica di settembre a tutta la Chiesa, con inserimento nel calendario romano.  Infine papa Pio X (1904-1914) fissò la data definitiva del 15 settembre, subito dopo la celebrazione dell’Esaltazione della Croce (14 settembre), con memoria non più dei “Sette Dolori”, ma più opportunamente come “Beata Vergine Maria Addolorata”.
    Il fervore pittorico di rappresentare la Vergine dei Sette Dolori e le scene che dovevano arredare le varie basiliche e chiese interessarono anche gli artisti di Serra San Bruno, che, naturalmente, conobbero l’interrelazione tra colleghi, quando le commissioni dell’ordine monastico fecero sì che questi luoghi divenissero partecipi della storia artistica non solo del resto d’ Italia, ma dell’intera Europa.
    L’iconografia di quegli’anni sembra seguire il medesimo filo conduttore, non solo nelle chiese, ma nei monasteri. Le relazioni che creano la trama storica di interesse artistico vanno dagli ambienti fiorentini a quelli romani, fino, naturalmente, a quelli del barocco napoletano, da dove ha attinto, in maggior modo, la committenza monastica. Fantastici paralleli tra quadri,  sculture, e preziosità realizzate per l’ordine monastico, portano a pensare che le chiese furono ultimate e arredate in base alle opere che dovevano ospitare e da cui presero il nome.
    All’interno della Chiesa, il fascino artistico avvolge il senso umano, e tramuta il visitatore in elemento partecipe.
    Nel transetto vi è la concentrazione iconografica che in ogni piccolo elemento sussurra la magnifica abilità artistica dei maestri serresi.
Dai lati  del transetto iniziamo il meraviglioso viaggio nell’arte e nel sapere artistico di tradizione.