Regia Arciconfraternita di Serra San Bruno
La chiesa dell’Addolorata in Serra San Bruno PDF Stampa E-mail
Scritto da Don Leonardo Calabretta   
Don Leonardo Calabretta

 

 

 

 

Esterno

     Tutta la chiesa (esterno ed interno) è un gioiello di architettura barocco (1) oppure, come amano definirla alcuni, una vera e propria bomboniera.

     «La sua fondazione data dal 1721; ma il frontespizio è più recente, poiché l’antico fu rovesciato da un colpo di fulmine nell’anno 1775»(2).

     L’anno inciso sopra la porta (1694) è la data della istituzione della congrega.

     Il frontespizio dell’Addolorata fu disegnato dall’architetto serrese Biagio Scaramuzzino; il lavoro fu eseguito dallo scalpellino serrese Vincenzo Salerno. La spesa occorsa, all’epoca, fu più di 22 mila ducati.

     Il prospetto curvilineo(3) è in un elegante barocco settecentesco, in grigio granito locale.

     «Se non vi fosse qualche fenditura nelle commessure dei pezzi di granito, prodotta dalle oscillazioni del terremoto, il frontespizio parrebbe un monolito; i cui rilievi, pilastri e capitelli, e gli ornati di cornicioni sembrano non pezzi separati, ma sibbene scolpiti sopra un’unica massa granitica»(4) .

     La porta esterna in bronzo, nella quale vengono riprodotti i sette dolori di Maria, fu disegnata e modellata dal prof. Giuseppe M. Pisani iunior nel 1961. La fusione in bronzo, sul calco in gesso del Pisani, fu fatta a Napoli dalla fonderia Laganà.

 

Interno

     La porta interna fu intagliata in legno di mogano da Annunziato Salvatore Tripodi negli anni 1958-59, su progetto e disegno di Giuseppe M. Pisani iunior. La struttura lignea è opera dell’ebanista Bruno Saulle.

     La forma del tempio è a croce latina, ad una sola navata, con volta in mattoni e sormontata da una graziosa cupola a due piani di forma semicircolare, alta 70 piedi.

     Il pavimento di marmo a diversi colori proviene dall’antica Certosa. Gli stalli e i bancali per i confratelli, opera di maestranze serresi dei secoli XVIII-XIX, sono intagliati in legno di noce; gli ornati di stucco, di sorprendente bellezza e precisione, sono opera del serrese Domenico Barillari.

     Nella navata sono murati quattro medaglioni di forma ovale (m. 0,90 x 0,70) in marmo bianco. Appartenevano all’antica Certosa e raffigurano:

- busto di un vescovo (S. Gennaro?). L’opera proviene da Napoli dalla scuola del Fanzago.

- busto è di un vecchio barbuto (forse S. Paolo).

- busto di santo, con la mano sul petto nudo ( forse S. Pietro).

- busto di un certosino (forse S. Bruno).

 

     Il tabernacolo è un piccolo capolavoro. Le sue misure sono di m. 0,90 di altezza x m.0,70 di larghezza. Sul portello, in argento, è raffigurato il buon pastore. Ha forma di tempietto ed è rivestito da pietre dure (lapislazzuli, agata, diaspro, malachite); è adorno di cornici di ebano, di lamine a traforo in argento, di cariatidi, di angioletti, e di quattro statuette in bronzo dorato che rappresentano i quattro dottori della chiesa latina (S. Girolamo, S. Ambrogio, S. Agostino, S. Gregorio Magno). Apparteneva all’antica Certosa. Dopo il terremoto del 1783, i vari pezzi vennero raccolti e ricostruiti da Domenico Barillari (fu Gaetano), l’autore dell’ostensorio della chiesa matrice.

     Il tabernacolo è inserito nel monumentale altare in marmo finissimo eseguito in Napoli da Cosimo Fanzago (anno 1631) e ultimato da G.A. Gallo (anno 1650). Le decorazioni di bronzo dorato furono fuse, secondo i documenti d’archivio, da S. Scioppi e Raffaele Matiniti o Maiterico tra il 1635 e il 1647 (5). L’intera opera, che ai Certosini era costata più di 40 mila scudi, era sepolta sotto le rovine della cupola crollata col terremoto del 1783. Dopo la soppressione della Certosa, l’altare fu trasportato in Serra, anche se mutilo in molte parti e privo di molti ricchi ornamenti, e ricostruito nella chiesa dell’Addolorata da Domenico Barillari (fu Vincenzo) (6) e da altri artisti serresi (7). L’altare fu consacrato nel 1836 dall’arcivescovo Tedeschi, come ricorda la lapide in marmo posta nel 1850.

     Arricchiscono l’altare due angeli portatori di canestri di frutta modellati in bronzo dorato a tutto tondo, di m. 0,70 di altezza, della stessa bottega del Fanzago.

     La statua dell’Addolorata, in legno, fu fatta scolpire a Lucca dal vicario don Onofrio Pisano dopo che, nel 1694, fu costituita la confraternita dei Sette Dolori (denominata in seguito arciconfraternita perché fu la prima a sorgere nel paese).

     Nell’abside semicircolare, anch’essa decorata con stucchi, Giuseppe Maria Pisani senior dipinse i Sette Fondatori; nella volta la scena biblica della regina Ester e del re Assuero, opera di Stefano Pisani; nella cupola i quattro profeti, opera di  Venanzio Pisani; alle pareti tre tele del serrese Vincenzo Minichini (anno 1952).

La chiesa è arricchita da un organo a canne, acquistato intorno al 1850, con balaustra in marmo bianco lavorato a traforo.

Le due lampade del SS. Sacramento sono opera del serrese Angelo Lomoro (anni ’80).

 

Dipinti su tela:

     Apparizione della Vergine a S. Bruno (nella cappella di sinistra), firmata dal napoletano Paolo De Matteis (1662-1728) e datata 1721. Le sue dimensioni sono di m. 1,80 x 2,20. Proviene dalla Certosa insieme con l’altare marmoreo sul quale si trova.

     La morte di S. Anna (nella cappella di destra), di ignoto autore, apparteneva all’antica Certosa. Misura m. 2,50 x 2,00. La tela è singolare per la freschezza dei colori, per il gusto degli abiti, per la correttezza del disegno (8).

 

     Nella chiesa dell’Addolorata si possono leggere le seguenti iscrizioni scolpite su marmo e incastonate sui pilastri dell’arco maggiore:

(a sinistra)                                                                                         

 
     (a destra)

 

 
Nella lapide, si trova un' iscrizione in greco(9)

 

 

     Nella chiesa dell’Addolorata si conserva un bel Crocifisso scolpito in legno a tutto tondo e a figura intera, dipinto al naturale, proveniente dalla Certosa. È opera monastica del secolo XVII. Qualcuno sostiene che sia stato ridotto nella volumetria per poterlo più facilmente manovrare (lo si usa per la funzione del Venerdì Santo e per la processione del Cristo morto).

 

La campana della chiesa porta questa iscrizione:

RIFUSA (10)A MELICUCCÀ
NEL 1917
PER LA R. ARCICONFRATERNITA
DEI SETTE DOLORI
DI SERRA SAN BRUNO
SOTTO IL PRIORATO DEL CAV.
VINCENZO AGOSTINO. E DOPO I 33 ANNI
DELLA PRIMA FUSIONE
FATTA A MESSINA
DITTA A. BORGIA